carne e tumori

ALLARME OMS : LE CARNI LAVORATE AUMENTANO LE PROBABILITA’ DI TUMORE AL COLON

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Da pochi giorni (26 Ottobre 2015) ha destato molto scalpore la notizia che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), agenzia dell’ONU che si occupa di salute e medicina e quindi una tra le massime autorità nel settore, ha dichiarato che una dieta alimentare comprendente carne animale lavorata, ossia affettati (prosciutto, salame, mortadella, coppa, pancetta e similari), wurstel e bacon e affini, aumentano il rischio di contrarre alcune patologie tumorali come il cancro al colon. Il tutto, con evidenza sperimentale. Nel report si legge anche che il consumo di 50g di carne lavorata al giorno, l’equivalente di una salsiccia, aumenta la probabilità di sviluppare il cancro del colon del 18 per cento. «Per una persona, il rischio di sviluppare cancro al colon a causa del consumo di carne processata resta piccolo, ma aumenta in proporzione alla carne consumata», ha detto Kurt Straif, dottore a capo dello Iarc Monographs Programme.

Lo studio é stato avvalorato da 22 esperti provenienti da 10 paesi.

Come se non bastasse, l’OMS ha inoltre dichiarato che sussistono «prove non definitive» che indicaio-sto-con-la-pancettano che anche la carne rossa (maiale, ovini e caprini) è “probabilmente cancerogena” (classificazione 2A).

Le reazioni, gli sberleffi e le argomentazioni dell’industria della carne e degli “amanti della bistecca” non si sono fatte attendere.

I giornali e i quotidiani insistono che non é il caso di fare allarmismo, visto che “tutto fa male”, che una probabilità non é una certezza, che si mangia questo cibo da sempre, che i vantaggi nel mangiare carne superano gli svantaggi, che “di qualcosa dovremo pur morire” etc etc. Noi di ibioveg che siamo veg da anni non saremo così “morbidi” perché più liberi dal condizionamento mentale del “cibo buono” e cogliamo la palla al balzo per far notare – a chi ci vorrà seguire nella ricerca di una verità – che non si tratta di una novità, e che ci sono altri studi eminenti e rappresentativi altrettanto allarmanti, che tutti assieme dovrebbero accendere in noi un notevole campanello d’allarme precauzionale. Chi ci vuol seguire nel percorso scientifico-informativo, ci segua.

PRECEDENTI ALLA RELAZIONE OMS: IL CANCRO AL COLON RETTO CORRELATO AL CONSUMO DI CARNE
STUDI DI CORRELAZIONE TRA FATTORI DIETETICI E INSORGENZA DI TUTTI I TUMORI
POSSIBILI SPIEGAZIONI DELLA CONNESSIONE CARNE-RISCHIO TUMORALE
EVIDENZE SPERIMENTALI CIRCA L’INCIDENZA DEL TUMORE AL SENO CORRELATO AL CONSUMO DI GRASSI ANIMALI
IL CANCRO ALLA PROSTATA CORRELATO AL CONSUMO DI ACIDI GRASSI ANIMALI

Già in passato recente, la medesima organizzazione OMS aveva dichiarato l’evidenza della correlazione tra i fattori dietetici e l’insorgenza del 30% per cento di tutti i tumori, quindi non solo del colon, nei paesi occidentali, e fino al 20% di quelli nei paesi in via di sviluppo. Quando i ricercatori del settore hanno iniziato a studiare i legami tra dieta e tumori, uno dei risultati più evidenti è stato che le persone che non consumano la carne sono molto meno soggette all’insorgenza di questa classe di malattie. Alcuni importanti studi condotti in Inghilterra e in Germania avevano già evidenziato che i vegetariani sviluppano il 40% in meno di patologie tumorali rispetto agli onnivori. Così come negli Stati Uniti, dove alcuni ricercatori avevano studiato gli Avventisti, un gruppo religioso che come base dati per questa indagine è particolarmente rappresentativo perché circa la metà di loro è vegetariana, mentre l’altra metà consuma modeste quantità di carne. Gli studi condotti hanno mostrato una significativa riduzione del rischio di insorgenza di tumori tra quelli del loro gruppo che evitano la carne e coloro che invece la mangiano. Inoltre gli Avventisti evitano del tutto il tabacco e l’alcool, perciò questo fatto ha permesso agli scienziati di evitare l’inquinamento dei dati dall’incidenza data da questi fattori. Anche studi condotti all’Università di Harvard avevano dimostrato che i carnivori  hanno circa tre volte in piu’ il rischio di sviluppare il cancro del colon, rispetto ai vegetariani o a quelli che ne fanno un’uso moderato.

POSSIBILI SPIEGAZIONI DELLA CONNESSIONE CARNE-RISCHIO TUMORALE

Alcune  ipotesi sono state avanzate per spiegare la connessione tra il consumo di carne e il rischio tumorale. Innanzitutto, la carne è priva di fibre e di altri nutrienti che hanno un effetto protettivo. Poi, la carne contiene proteine ​​animali, grassi saturi, e in alcuni casi composti cancerogeni quali ammine eterocicliche (HCA)idrocarburi policiclici aromatici (IPA) che si formano durante la lavorazione o la cottura delle carni.

cancer-tumoreLe HCA, che si formano quando la carne è cotta ad alte temperature, e gli IPA, che si formano durante la combustione di sostanze organiche, si ritiene possano aumentare il rischio di cancro. Inoltre, l’elevato contenuto di grassi contenuti nella carne e nei prodotti di origine animale aumenta la produzione di ormoni, aumentando così il rischio di tumori ormono-dipendenti come il cancro della prostata e della mammella.

EVIDENZE SPERIMENTALI CIRCA L’INCIDENZA DEL TUMORE AL SENO CORRELATO AL CONSUMO DI GRASSI ANIMALI

Nei paesi con un’ più alta assunzione di grassi, soprattutto grassi di origine animale, quali carne e prodotti lattiero-caseari, c’è  una maggiore incidenza di cancro al seno. In Giappone, ad esempio, la dieta tradizionale ha un contenuto più basso in grassi rispetto all’equivalente dieta tipica occidentale, ed i tassi di incidenza di tumore al seno sono bassi. Nel 1940 questa malattia seno_breastera particolarmente rara in Giappone, e parallelamente meno del 10 per cento delle calorie nella dieta locale proveniva dai grassi animali. La dieta occidentale, ed in particolar modo quella americana, è invece incentrata sui prodotti di origine animale, con il 30-35% di calorie provenienti da essi, ed é generalmente povera di altre sostanze nutrienti importanti. Quando le ragazze giapponesi seguono la dieta occidentale, il  tasso di cancro al seno aumenta drasticamente. Anche all’interno del Giappone, le donne benestanti che mangiano carne tutti i giorni hanno un rischio ben 8,5 volte più alto di ammalarsi di cancro al seno rispetto alle donne più povere costrette per motivi economici ad un’alimentazione più “vegetale”. Una delle spiegazioni più plausibili è che i cibi grassi determinano un aumento degli ormoni che promuovono l’insorgenza dei tumori.

Secondo nuove ricerche dello Shanghai  Women’s Health Study, l’assunzione di alimenti a base di soia fornisce protezione contro il cancro al seno pre-menopausa quando consumati durante l’adolescenza e da adulti. Il consumo abituale di soia di 73.223 donne cinesi durante l’età adulta e l’adolescenza è stata valutato dopo un follow-up medio (=periodo di raccolta dati) di 7,4 anni. Dallo studio di questa rilevante base dati é emerso che le donne con la più alta assunzione di proteine e di isoflavoni contenuti nella soia rispetto a quelle con assunzione minore hanno avuto circa la metà del rischio di insorgenza di cancro al seno pre-menopausa indipendentemente dall’età avuta al momento del consumo. Invece nessuna correlazione o efficacia significativa della soia o degli alimenti derivanti è stata trovata relativamente all’insorgenza del cancro al seno post-menopausale. Il consumo di cibi ad alto contenuto di grassi, come i prodotti a base di carne, i latticini, i cibi fritti, e persino gli oli vegetali, inducono nella donna una maggiore produzione di estrogeni, che favoriscono la crescita di cellule tumorali nel seno e negli altri organi sensibili agli ormoni sessuali femminili. Questo suggerisce che, evitando l’assunzione di cibi grassi per tutta la vita, il rischio di cancro ormono-dipendenti diminuisce drasticamente. Uno studio del 2003, pubblicato sul Journal of National Cancer Institute, ha scoperto che le bambine  dagli otto ai dieci anni di età che riducono i grassi nella loro dieta, aumentando il consumo di verdure, di frutta, di cereali e di fagioli, vedono calare seppur lentamente i loro estrogeni, ed in particolare l’estradiolo che arriva ad un 30% in meno, ad un livello considerevolmente più basso e più sicuro negli anni successivi rispetto a un gruppo di coetanee che non modificano la loro dieta.

Ricercatori di Harvard hanno recentemente condotto un’analisi prospettica di 90,655 donne in pre-menopausa, di  età compresa tra i  26 ed i 46 anni, anni iscritte al Nurses ‘Health Study II. ricercatori_researcherEssi hanno determinato che l’assunzione di grassi animali, in particolare di carne rossa e di prodotti lattiero-caseari ricchi di grassi, negli anni pre-menopausa è associata a un aumento del rischio di cancro al seno. L’aumento del rischio non è invece correlato all’assunzione di grassi vegetali.

Inoltre, i ricercatori del Cancer Institute dell’Ontario hanno condotto un’analisi di tutti gli studi epidemiologici e di gruppo fino a luglio 2003; sulla base di quanto emerso dagli altri studi, anche questi hanno studiato le correlazioni tra i grassi alimentari, gli alimenti contenenti grassi, ed il rischio di cancro al seno. Lo studio epidemiologico e lo studio di gruppo hanno prodotto tabelle di rischio similari, evidenziando come un’elevato apporto di grassi totali é associato ad un aumento del rischio di tumore al seno. E’ stato evidenziato come connesso all’assunzione di carne e di grassi animali l’aumento del  rischio di cancro del 17% nel caso di elevata assunzione di carne e del 19% nel caso di elevato consumo di grassi animali.

I diversi studi dimostrano come il consumo di carne può essere un fattore di rischio di cancro al seno anche quando l’apporto calorico totale e quindi l’assunzione totale di grassi viene dieteticamente controllato. Una delle ragioni può essere che la carne cotta ad alte temperature diventa fonte di sostanze cancerogene e / o mutagene, come l’ HCA. Uno studio ha mostrato che l’HCA tende ad accumularsi nella ghiandola mammaria, e che in seguito é possibile che si attivi metabolicamente.

PRECEDENTI ALLA RELAZIONE OMS: IL CANCRO AL COLON RETTO CORRELATO AL CONSUMO DI CARNE

Come nel caso del cancro al seno, il consumo frequente di carne, in particolare rossa, è associato ad un aumento del  rischio di cancro al colon. I grassi totali e grassi saturi, che tendono ad essere sostanzialmente più elevati nei prodotti di origine animale  rispetto agli alimenti di origine vegetale, e lo zucchero raffinato, aumentano  i rischi di cancro al colon. Presso la Harvard University, i ricercatori indagando  sulla carne rossa, hanno scoperto  che le persone che mangiano carne di manzo, maiale, agnello quotidianamente hanno circa tre volte più probabilità di cancro del colon rispetto alle persone che generalmente evitano questi prodotti. Uno studio tossicologico di 32 casi e 13 studi di gruppo hanno concluso che il consumo di carne è associato ad un aumento del rischio di tumore al colon-retto, e l’associazione risulta   essere ancora piu’ evidente per le carni lavorate. La recente pubblicazione Cancer Prevention Study II,  illustra uno studio che ha coinvolto 148.610 umani adulti fin dal 1982. Chi nel gruppo assumeva carne rossa e lavorata in quantità elevate aveva un rischio più elevato dal 30% al 50% di insorgenza tumorale al colon rispetto a coloro che ne mangiavano meno. In questo studio vengono definiti elevato il consumo di carne rossa se superiore a 85gr/giorno di manzo o agnello o maiale per gli uomini e 56gr/giorno per le donne, ossia la quantità contenuta in un classico hamburger. Viene altresì definita elevata l’assunzione di carne lavorata se superiore a 1/4 di etto mangiato 5 o 6 volte a settimana per gli uomini, o 2 o 3 volte a settimana per le donne, l’equivalente di una fetta di prosciutto. Inoltre, studi precedenti hanno indicato che coloro che consumano carne bianca, particolarmente pollo, hanno circa un rischio di cancro al colon tre volte più elevato, rispetto ai vegetariani.
Gli acidi biliari secondari sono probabilmente parte del problema. Per assorbire il grasso, il fegato produce la bile e la immagazzina nella cistifellea. Dopo un pasto, la cistifellea rilascia acidi biliari nell’intestino, che modificano chimicamente i grassi consumati in modo che possano essere assorbiti. Purtroppo i batteri nell’intestino trasformano questi acidi biliari in sostanze promotori del cancro chiamati acidi biliari secondari. Le carni non solo contengono una notevole quantità di grasso, ma favoriscono anche la crescita di batteri che causano la formazione di acidi biliari secondari che sono notoriamente cancerogeni.

I metodi di cottura che promuovono la formazione di HCA, si ritiene possano svolgere un ruolo significativo nell’aumento del rischio di cancro del colon-retto. Uno studio epidemiologico-tossicologico condotto in North Carolina ha analizzato gli effetti dell’assunzione di carne per livello di cottura e metodo di cottura. A seguito dell’assunzione di HCA in 620 pazienti affetti da cancro del colon e su una base di 1.038 controlli, ha scoperto che non solo il consumo di carne era associabile al rischio di cancro al colon, ma anche che la cottura in padella era il modo più rischioso per la preparazione di carni, a causa della elevata formazione di HCA a contatto con le pareti roventi. Inoltre una conferma della correlazione tra la cottura tramite frittura e il rischio di tumore del colon-retto è stata anch’essa fornita nello studio di cui sopra, nella misura di un aumento del rischio di cancro al colon quasi del doppio, e di rischio di cancro del retto fino al 60 per cento.

Il cancro colonrettale è in costante aumento, e sta diventando sempre più comune tra i giovani adulti, secondo un’analisi dell’ American Cancer Society. I tassi di incidenza tra gli adulti di età 20-49 è aumentato 1,5% l’anno negli uomini e 1,6% all’anno nelle donne dal 1992 al 2005. L’incremento è legato a tassi di obesità, un importante fattore di rischio per il tumore del colon-retto. L’aumento del consumo di carne (soprattutto nei fast food) negli ultimi tre decenni, potrebbe anche essere un fattore chiave. Studi precedenti hanno suggerito che le diete prive di carni rosse e lavorate e ricche di alimenti vegetali possono ridurre in modo significativo l’incidenza del tumore al colon-retto.

IL CANCRO ALLA PROSTATA CORRELATO AL CONSUMO DI ACIDI GRASSI ANIMALI

Il cancro alla prostata è uno dei tumori più importanti tra gli uomini negli Stati Uniti, ed i ricercatori hanno esplorato una serie di possibili fattori dietetici che contribuiscono al rischio di cancro alla prostata. Questi includono i grassi alimentari, i grassi saturi, i latticini, la carne e, così come alcuni fattori dietetici possono diminuire il rischio, come ad esempio il consumo di carotenoidi e altri antiossidanti, fibre e frutta. Come per il rischio di cancro al seno, l’assunzione  di grassi nella dieta, che sono abbondanti nella carne e in altri prodotti animali, aumenta la produzione di testosterone, che a sua volta aumenta il rischio di cancro alla prostata. Uno dei più grandi studi caso-controllo nested, ha mostrato un’associazione positiva tra l’incidenza del cancro alla prostata ed il  consumo di carne rossa, è stato eseguito presso la Harvard University in un’analisi di quasi 15.000 medici di sesso maschile nel Physicians ‘Health Study.Anche se questo studio ha analizzato in primo luogo gli acidi grassi plasmatici ed il  rischio di cancro alla prostata, gli autori hanno trovato che coloro che hanno consumato carne rossa almeno cinque volte a settimana avevano un rischio relativo di 2.5 nello sviluppare il cancro alla prostata rispetto agli uomini che mangiavano carne rossa meno di una volta alla settimana. Lo studio più completo di coorte dieta sulla dieta ed il rischio di  cancro alla prostata  fu condotto  su quasi 52.000 operatori sanitari con l’ Health Professionals Follow-Up Study di Harvard, che compilarono i questionari di frequenza alimentare nel 1986. Il rapporto, basato su 3 o 4 anni di dati di follow-up, ha trovato una relazione statisticamente significativa tra l’elevato consumo di carne rossa  ed il rischio di cancro alla prostata, con le  carni rosse come  alimento  con la più forte associazione positiva con il tumore avanzato della prostata. Questi e altri risultati dello studio suggeriscono che ridurre o eliminare la carne dalla dieta riduce il rischio di cancro alla prostata.
Una nuovo studio pubblicato sul Journal of Human Nutrition and Dietetics ha  valutato se alcune modifiche nella dieta hanno un effetto benefico sulla prevenzione del cancro alla prostata. I risultati suggeriscono che una dieta povera di grassi, carne rossa, latticini e calcio, ma ad alto contenuto di frutta e verdura è utile nel prevenire e curare il cancro alla prostata. Il consumo di carni altamente trasformate e insaporite, latticini e grassi sembra essere correlata al cancro alla prostata.

Meat Consumption and Cancer Risk

The World Health Organization has determined that dietary factors account for at least 30 percent of all cancers in Western countries and up to 20 percent in developing countries. When cancer researchers started to search for links between diet and cancer, one of the most noticeable findings was that people who avoided meat were much less likely to develop the disease. Large studies in England and Germany showed that vegetarians were about 40 percent less likely to develop cancer compared to meat eaters.1-3 In the United States, researchers studied Seventh-day Adventists, a religious group that is remarkable because, although nearly all members avoid tobacco and alcohol and follow generally healthful lifestyles, about half of the Adventist population is vegetarian, while the other half consumes modest amounts of meat.

This fact allowed scientists to separate the effects of eating meat from other factors. Overall, these studies showed significant reductions in cancer risk among those who avoided meat.4 In contrast, Harvard studies showed that daily meat eaters have approximately three times the colon cancer risk, compared to those who rarely eat meat.

A number of hypotheses have been advanced to explain the connection between meat consumption and cancer risk. First, meat is devoid of fiber and other nutrients that have a protective effect. Meat also contains animal protein, saturated fat, and, in some cases, carcinogenic compounds such as heterocyclic amines (HCA) and polycyclic aromatic hydrocarbons (PAH) formed during the processing or cooking of meat. HCAs, formed as meat is cooked at high temperatures, and PAHs, formed during the burning of organic substances, are believed to increase cancer risk. In addition, the high fat content of meat and other animal products increases hormone production, thus increasing the risk of hormone-related cancers such as breast and prostate cancer.

Meat and Breast Cancer

Countries with a higher intake of fat, especially fat from animal products, such as meat and dairy products, have a higher incidence of breast cancer.13,14,15 In Japan, for example, the traditional diet is much lower in fat, especially animal fat, than the typical western diet, and breast cancer rates are low. In the late 1940s, when breast cancer was particularly rare in Japan, less than 10 percent of the calories in the Japanese diet came from fat.16 The American diet is centered on animal products, which tend to be high in fat and low in other important nutrients, with 30 to 35 percent of calories coming from fat. When Japanese girls are raised on westernized diets, their rate of breast cancer increases dramatically. Even within Japan, affluent women who eat meat daily have an 8.5 times higher risk of breast cancer than poorer women who rarely or never eat meat.17 One of the proposed reasons is that fatty foods boost the hormones that promote cancer.

According to new findings from the Shanghai Women’s Health Study, soy food intake provides protection against premenopausal breast cancer when consumed during adolescence and as an adult. The usual dietary intake of 73,223 Chinese women during adulthood and adolescence was assessed after a mean follow-up of 7.4 years. Those with the highest intake of soy protein or isoflavone versus those with the lowest had about half the risk of premenopausal breast cancer regardless of age at time of consumption. No significant association with soy foods was found for postmenopausal breast cancer.18

The consumption of high-fat foods such as meat, dairy products, fried foods, and even vegetable oils causes a woman’s body to make more estrogens, which encourage cancer cell growth in the breast and other organs that are sensitive to female sex hormones. This suggests that, by avoiding fatty foods throughout life, hormone-related cancer risk decreases. A 2003 study, published in the Journal of the National Cancer Institute, found that when girls ages eight to ten reduced the amount of fat in their diet—even very slightly—their estrogen levels were held at a lower and safer level during the next several years. By increasing vegetables, fruits, grains, and beans, and reducing animal-derived foods, the amount of estradiol (a principal estrogen) in their blood dropped by 30 percent, compared to a group of girls who did not change their diets.19

Harvard researchers recently conducted a prospective analysis of 90,655 premenopausal women, ages 26 to 46, enrolled in the Nurses’ Health Study II and determined that intake of animal fat, especially from red meat and high-fat dairy products, during premenopausal years is associated with an increased risk of breast cancer. Increased risk was not associated with vegetable fats.20

In addition, researchers at the Ontario Cancer Institute conducted a meta-analysis of all the case-control and cohort studies published up to July 2003 that studied dietary fat, fat-containing foods, and breast cancer risk. Case-control and cohort study analyses yielded similar risk results, with a high total fat intake associated with increased breast cancer risk. Significant relative risks for meat and saturated fat intake also emerged, with high meat intake increasing cancer risk by 17 percent and high saturated fat intake increasing cancer risk by 19 percent.21

Several studies show meat intake to be a breast cancer risk factor, even when confounding factors, such as total caloric intake and total fat intake, are controlled.22,23 Part of the reason may be that meat becomes a source of carcinogens and/or mutagens, such as HCAs, that are formed while cooking meat at high temperatures. A review of HCAs showed that certain HCAs are distributed to the mammary gland and that humans can activate HCAs metabolically.24 As a consequence, frequent meat consumption may be a risk factor for breast cancer.2

Colorectal Cancer and Meat

As with breast cancer, frequent consumption of meat, particularly red meat, is associated with an increased risk of colon cancer.25,26 Total fat and saturated fat, which tend to be substantially higher in animal products than in plant-derived foods, and refined sugar, all heighten colon cancer risks. At Harvard University, researchers zeroed in on red meat, finding that individuals eating beef, pork, or lamb daily have approximately three times the colon cancer risk, compared to people who generally avoid these products.26,27 A review of 32 case-control and 13 cohort studies concluded that meat consumption is associated with an increase in colorectal cancer risk, with the association being more consistently found with red meat and processed meat.12 And, in the recently published Cancer Prevention Study II, involving 148,610 adults followed since 1982, the group with the highest red meat and processed meat intakes had approximately 30 to 40 percent and 50 percent higher colon cancer risk, respectively, compared to those with lower intakes.28 In this study, high red meat intake was defined as 3 ounces of beef, lamb, or pork for men and 2 ounces for women daily, the amount in a typical hamburger. High processed meat intake (ham, cold cuts, hot dogs, bacon, sausage) was defined as 1 ounce eaten 5 or 6 times a week for men, and 2 or 3 times a week for women—the amount in one slice of ham. In addition, earlier studies have also indicated that those consuming white meat, particularly chicken, have approximately a threefold higher colon cancer risk, compared to vegetarians.29

Secondary bile acids are probably part of the problem. In order to absorb fat, the liver makes bile, which it stores in the gallbladder. After a meal, the gallbladder sends bile acids into the intestine, where they chemically modify the fats eaten so they can be absorbed. Unfortunately, bacteria in the intestine turn these bile acids into cancer-promoting substances called secondary bile acids. Meats not only contain a substantial amount of fat; they also foster the growth of bacteria that cause carcinogenic secondary bile acids to form.

Cooking methods that promote the formation of HCAs are believed to play a significant role in colorectal cancer risk. A case-control study in North Carolina that analyzed meat intake by level of doneness, cooking method, and estimated intake of HCAs in 620 colon cancer patients and 1038 controls, found that not only was red meat intake positively associated with colon cancer risk, but also pan-frying was the riskiest way to prepare meat due to high HCA formation.30 Confirmation of the link between frying and colorectal cancer risk was adduced in the review mentioned above, where high frying temperature was found to increase colon cancer risk almost twofold, and rectal cancer risk by 60 percent.12

Colorectal cancer is steadily becoming more common among young adults, according to an American Cancer Society analysis. Incidence rates among adults ages 20 to 49 increased 1.5 percent per year in men and 1.6 percent per year in women from 1992 to 2005. The increase may be tied to rising rates of obesity, a major risk factor for colorectal cancer. Increased consumption of meat (especially in fast food) over the past three decades could also be a key factor. Previous studies have suggested that diets free of red and processed meats and rich in plant-based foods may significantly reduce colorectal cancer risk.3

Meat Consumption and Prostate Cancer

Prostate cancer is one of the leading cancers among men in the U.S., and researchers have explored a number of possible dietary factors contributing to prostate cancer risk. These include dietary fat, saturated fat, dairy products, and meat, as well as dietary factors that may decrease risk, such as the consumption of carotenoids and other antioxidants, fiber, and fruit. As with breast cancer risk, a man’s intake of dietary fat, which is abundant in meat and other animal products, increases testosterone production, which in turn increases prostate cancer risk. One of the largest nested case-control studies, which showed a positive association between prostate cancer incidence and red meat consumption, was done at Harvard University in an analysis of almost 15,000 male physicians in the Physicians’ Health Study.32 Although this study primarily analyzed plasma fatty acids and prostate cancer risk, the authors found that men who consumed red meat at least five times per week had a relative risk of 2.5 for developing prostate cancer compared to men who ate red meat less than once per week. The most comprehensive dietary cohort study on diet and prostate cancer risk reported on nearly 52,000 health professionals in Harvard’s Health Professionals Follow-Up Study, which completed food frequency questionnaires in 1986.33 The report, based on 3 to 4 years of follow-up data, found a statistically significant relationship between higher red meat intake and the risk of prostate cancer, with red meat as the food group with the strongest positive association with advanced prostate cancer. These and other study findings suggest that reducing or eliminating meat from the diet reduces the risk of prostate cancer.34

A new review published in the Journal of Human Nutrition and Dietetics assessed whether certain modifications in diet have a beneficial effect on the prevention of prostate cancer. Results suggest that a diet low in fat, red meat, dairy, and calcium, yet high in fruits and vegetables is beneficial in preventing and treating prostate cancer. Consumption of highly processed or charcoaled meats, dairy products, and fats seemed to be correlated with prostate cancer.35

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Livio

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Mi chiamo Livio, sono bolognese, vegetariano da 8 anni. Sono animalista, appassionato di cucina e programmatore informatico. Debbo recuperare quote di etica animale per il mio passato onnivoro, collaborando qui 😀
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